Ossessioni e fobie alimentari stanno diventando sempre più diffuse. Probabilmente per i tanti significati che la nostra specie attribuisce al cibo. Nutrimento da un lato e fattore di identità sociale e culturale dall’altro, ma anche negli ultimi anni un potente determinante di salute o malattia. Per tutta la nostra storia il vero problema legato al cibo è stato la sua scarsità, oggi in molte parti del mondo abbiamo il problema opposto e molte persone lo rifiutano. Il disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo è considerato in ambito medico un disturbo alimentare vero e proprio che può collegarsi ad altri disturbi ossessivo-compulsivi o a particolare sensibilità verso stimoli olfattivi e gustativi. Il disturbo spesso passa inosservato per la sua forte somiglianza con il mangiare in maniera schizzinosa tipico dell’infanzia, rifiutando di mangiare cibi con particolari colori, consistenze o odori. Nelle forme più gravi del disturbo si perde interesse nel mangiare e si sviluppa il timore che il cibo possa essere pericoloso, provocando soffocamento o vomito. Le conseguenze possono essere drammatiche: dalla significativa perdita di peso a severi deficit nutrizionali con possibile ricorso all’alimentazione parenterale (nutrienti per via venosa) o con supplementi nutrizionali orali.

Un altro disturbo che si incontra sempre più frequentemente – spesso in persone molto giovani –  è l’ortoressia. Mentre nell’anoressia e nella bulimia ci si preoccupa troppo della quantità del cibo, nell’ortoressia ci si preoccupa troppo della qualità. Le persone ortoressiche sono, infatti, molto preoccupate del fatto che oggi è difficile alimentarsi senza correre rischi: in frutta e verdure ci sono i pesticidi, nel pesce pescato mercurio e metalli pesanti, ormoni e antibiotici nella carne, lo zucchero provoca carie, il burro e le uova aumentano il colesterolo, dolci, formaggi e carni rosse fanno male. Allora, scatta un meccanismo ossessivo di ricerca di alimenti con due caratteristiche; da un lato cibo sano, incontaminato, puro, senza traccia di contaminanti o inquinanti; dall’altro cibo assolutamente salutare, che non alteri glicemie, profili lipidici o qualsiasi altro equilibrio metabolico. Peccato, che di cibi così non ne esistano. Anche il miglior cibo biologico, che rinuncia in partenza ad ogni trattamento chimico, non può nulla per l’eventuale inquinamento delle falde idriche o dell’ambiente in cui le piante sono coltivate. Per quanto riguarda l’impatto sulla salute del cibo, inoltre, se è vero che statisticamente il cibo spazzatura porta all’obesità e alle patologie cronico-degenerative, è altrettanto vero che ognuno di noi ha una diversa vulnerabilità alle malattie che dipende sia dalla nostra biologia (legata alla genetica) sia dalla nostra storia (legata, invece, all’epigenetica).  Quindi, mangiamo bene e riduciamo il più possibile cibo scadente, ma senza l’illusione di poter avere accesso al cibo sano al 100% che ci preserverà da ogni malanno: a volte i salutisti si ammalano prima dei buongustai. Un altro aspetto preoccupante dell’ortoressia – comune agli altri disturbi alimentari – è la tendenza a mangiare da soli, per la difficoltà di trovare alimenti sani nelle situazioni di maggior convivialità (case di amici, ristoranti e altri luoghi di aggregazione), mettendo a rischio amicizie e rapporti sociali; se si accetta un invito, inoltre, spesso si parla solo di ciò che si dovrebbe mangiare. Queste persone che passano intere giornate a scegliere cibi di qualità sono in genere adulti con buon redito alto e buona istruzione e vivono esclusivamente nei Paesi occidentali. I disturbi del comportamento alimentare sembrano possibili solo tra chi dà per scontata la disponibilità di tre pasti al giorno tutti i giorni. Nei tanti luoghi del mondo dove questa disponibilità è un sogno ancora da realizzare qualsiasi forma di rifiuto del cibo apparirebbe una follia.