Anoressia e bulimia: che fare?In linea di massima ciò che unisce tutti i disturbi dell’alimentazione è un valutazione di sé stessi incentrata quasi esclusivamente su quanto si pesa, su come si appare fisicamente e su quanto si riesce a controllare il cibo. Su Internet si trovano numerosi siti che inneggiano e cercano di valorizzare i comportamenti tipici dell’anoressia. L’ossessione per il controllo del cibo e per l’aspetto del corpo induce alcuni comportamenti tipici. Si contano in modo ossessivo le calorie di ogni alimento, si pesano tutti i cibi, evitando quelli non dietetici. Si ricorre continuamente alla bilancia – più volte al giorno, tutti i giorni – e ci si scruta spesso allo specchio concentrandosi su alcune parti del corpo che sembrano poco “magre”. In molti casi si ha un aumento dell’ansia, della depressione e una certa instabilità emotiva, con apatia, insonnia e difficoltà di concentrazione. I problemi maggiori, comunque, sono quelli di ordine fisico. La malnutrizione proteica ed energetica che si protrae nel tempo produce, inizialmente la riduzione del peso corporeo e delle riserve di grasso; oltre un certo limite, inizia l’uso delle proteine come fonte di energia (analogamente al marasma dei bambini denutriti del terzo mondo); compaiono riduzione del battito cardiaco (bradicardia) e della pressione arteriosa (ipotensione), disturbi gastro-intestinali, stitichezza e rallentamento della svuotamento dello stomaco. Inoltre, si ha un abbassamento della temperatura corporea (ipotermia), una riduzione del desiderio sessuale e la perdita delle mestruazioni (amenorrea). Per chi soffre di bulimia i rischi maggiori derivano dalle cosiddette pratiche di compensazione, particolarmente dal vomito che ci si procura per limitare le conseguenze dell’abbuffata. Oltre a squilibri nella concentrazione di alcuni importanti elementi minerali – come il potassio – si possono avere lesioni e danneggiamenti, anche gravissimi, a carico di esofago e stomaco.  Nelle situazioni di bulimia bisogna, inoltre, tenere presente l’eventuale concomitanza di abuso di sostanze, di alcol in particolare (rilevato in una percentuale tra il 20 e il 50% di soggetti bulimici). La presenza in famiglia di problemi legati ai disturbi del comportamento alimentare, in particolare di casi di anoressia conclamata, mette in grande difficoltà tutte le figure familiari. La richiesta di aiuto spesso non è immediata e, soprattutto, non si sa bene a chi ci si deve rivolgere. L’approccio più efficace sembra quello che metta insieme diverse competenze (in termini tecnici, un approccio multidisciplinare). Serve sicuramente una competenza psicologica, per un lavoro individuale o di gruppo sui chi ha il problema ed eventualmente sulle loro famiglie; serve anche una competenza medica, per valutare attentamente le complicazioni cliniche della malattia (spesso, ma non sempre, gravi); serve, infine, una competenza nutrizionistica, per una graduale e personalizzata riabilitazione nutrizionale. Nei casi meno gravi il trattamento dei disturbi alimentari può essere effettuato a livello ambulatoriale, con terapie psicologiche e nutrizionistiche che durano dai 6 a 12 mesi. Nel nostro comprensorio ottimi centri per il sostegno ed il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare si trovano a Roma al Policlinico Umberto I, al Bambino Gesù ed al Policlinico Gemelli. Riporto in conclusione alcuni consigli di Giovanni Bollea, neuropsichiatria infantile recentemente scomparso, per chi si trova a contatto con adolescenti anoressiche o bulimiche. Primo, non prendere mai di petto il problema. Secondo, nella fase acuta del problema, evitare rimproveri e consigli, sarebbero inascoltati e controproducenti. Terzo: intervenire il più precocemente possibile (rivolgendosi ai centri specialistici).  (nella foto Egon Schiele, Nudo accovacciato, 1918) (4-2014)